Dopo le produzioni nate direttamente per smartphone e i primi esperimenti delle piattaforme social, il formato dei microdrama comincia a essere usato anche per recuperare contenuti televisivi già esistenti. In Italia, Mediaset ha annunciato versioni verticali di Rosy Abate e Il peccato e la vergogna per la nuova sezione Microdrama di Mediaset Infinity. All’estero, Fremantle e RoseBerry stanno invece lavorando su Neighbours, trasformando alcune storyline della soap in episodi pensati per epis, la piattaforma mobile di RoseBerry.

Due operazioni diverse che mostrano come il verticale stia diventando anche un modo per rimettere in circolo cataloghi televisivi già esistenti.

Mediaset riadatta Rosy Abate e Il peccato e la vergogna

Mediaset Infinity ha aperto a settembre una sezione dedicata ai microdrama, inizialmente composta da sei produzioni internazionali disponibili gratuitamente. L’offerta dovrebbe poi ampliarsi con nuovi titoli pubblicati con cadenza settimanale.

Per il pubblico italiano, però, il passaggio più interessante riguarda il catalogo interno del gruppo. Mediaset ha annunciato adattamenti verticali di Rosy Abate e Il peccato e la vergogna, due fiction costruite in origine per una visione televisiva tradizionale.

La trasformazione non viene descritta come un semplice cambio di inquadratura. Mediaset parla di un intervento editoriale e di montaggio per ricostruire il materiale in una forma più adatta alla visione da mobile. Alla parte editoriale si affianca già quella commerciale. MFE Advertising ha sviluppato una proposta pubblicitaria dedicata ai microdrama tra Italia e Spagna, con la possibilità di pianificare campagne sui due mercati.

La differenza rispetto alle mini-serie nate direttamente sui social è evidente: la materia prima esiste già, cambia il modo in cui viene selezionata, montata e riportata davanti al pubblico.

Neighbours e il modello RoseBerry per riusare gli archivi

Fremantle e RoseBerry Media stanno lavorando alla trasformazione di alcune storyline di Neighbours in produzioni verticali destinate a epis. Il primo adattamento dovrebbe concentrarsi su due archi narrativi che coinvolgono Donna Freedman, il personaggio interpretato da Margot Robbie tra il 2008 e il 2011. Neighbours va in onda dal 1985 e ha superato i 9.300 episodi. Per RoseBerry significa poter lavorare su decenni di personaggi, relazioni e vicende, selezionando parti del catalogo da ricostruire come percorsi autonomi. Per gestire una library di queste dimensioni viene utilizzato RedSnapper, il sistema di produzione assistita dall’AI sviluppato dalla società. Il software analizza il materiale e individua elementi narrativi utili, mentre selezione e trattamento editoriale restano affidati al team creativo. L’AI, quindi, non serve a ricreare gli attori o generare nuovi episodi della soap. Viene utilizzata soprattutto per analizzare grandi quantità di materiale e accelerare alcune fasi dell’adattamento.

Poster promozionale diviso in due parti con i loghi di Mediaset Infinity e Roseberry; tre coppie si fronteggiano al crepuscolo, in un'atmosfera tesa e romantica.

Neighbours fa parte di una strategia più ampia. RoseBerry ha stretto accordi con Fremantle, Banijay Rights, All3Media International, A+E Global Media e Cineflix Rights per trasformare titoli già prodotti in contenuti verticali. Al lancio di epis, a luglio, la piattaforma disponeva di oltre cento titoli. Secondo i dati forniti dalla società, circa nove contenuti su dieci provenivano da cataloghi già esistenti. Il modello punta anche sulla convenienza economica. Una serie già prodotta ha già assorbito i costi principali di scrittura, riprese, cast e produzione. Se parte di quel materiale può essere confezionata per un nuovo pubblico, il catalogo torna a essere monetizzabile senza dover realizzare necessariamente un progetto da zero. Epis utilizza acquisti dei singoli contenuti, abbonamento e pubblicità per sbloccare gli episodi. L’app è disponibile anche in Italia tramite Google Play. Il mercato, intanto, ha raggiunto dimensioni sufficienti da attirare broadcaster e distributori. Secondo Sensor Tower, nel primo trimestre del 2026 le app dedicate agli short drama hanno superato complessivamente gli 850 milioni di download e generato circa 750 milioni di dollari attraverso gli acquisti in-app.

Dai social agli archivi televisivi

Finora i microdrama erano stati raccontati soprattutto come evoluzione del video breve. TikTok ha poi iniziato a collegarli direttamente alla propria infrastruttura commerciale attraverso Growth Max, inserendo la serialità verticale anche dentro strumenti pensati per pubblicità e monetizzazione. Mediaset e RoseBerry mostrano un passaggio ulteriore: per entrare in questo mercato non è obbligatorio produrre una nuova serie. Un broadcaster può tornare su una fiction che possiede già. Un distributore può lavorare su migliaia di ore di catalogo. Una piattaforma può costruire attorno a quel materiale una nuova esperienza di visione e nuovi ricavi. Finora un titolo poteva essere rimesso in circolazione attraverso repliche, streaming, licensing o FAST channel. I microdrama aggiungono un’altra strada: intervenire direttamente sul prodotto, cambiandone durata, struttura e ritmo.

Neighbours ne offre un esempio chiaro. L’operazione non consiste nel comprimere l’intera soap in episodi più corti, ma nel recuperare singoli archi narrativi e trasformarli in storie autonome. Lo stesso materiale può così assumere una nuova forma senza essere girato di nuovo. Resta da capire quanto pubblico esista davvero per questi adattamenti e quali serie riescano a funzionare una volta ricostruite per una visione molto più rapida.

Se gli esperimenti in corso troveranno pubblico, per broadcaster e distributori il catalogo potrà assumere un valore diverso: non soltanto qualcosa da ripubblicare, ma materiale da cui ricavare prodotti nuovi.

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