Nove giorni dopo il lancio di v6, presentato come l’inizio di una nuova fase costruita insieme all’industria musicale, Suno si ritrova davanti a una seconda causa di Universal Music Group e Sony Music Entertainment. Il nuovo complaint, depositato il 18 settembre presso la U.S. District Court for the District of Massachusetts, riguarda 60.202 registrazioni che non facevano parte del procedimento avviato nel 2024. Le due major sostengono che Suno le abbia copiate senza autorizzazione per sviluppare i propri modelli di generazione musicale.

A rendere questa nuova causa diversa dalla precedente, però, è soprattutto il fatto che il contenzioso non guarda più soltanto al passato. Una parte centrale del complaint riguarda infatti v6 e una questione destinata a pesare anche oltre il caso Suno: un nuovo modello può davvero ripartire da zero se utilizza informazioni prodotte da sistemi precedenti contestati per violazione del copyright?

Una seconda causa nata dalla discovery della prima

Universal e Sony avevano già portato Suno in tribunale nel giugno 2024. Il primo procedimento individuava 560 registrazioni come campione delle opere che, secondo le major, erano state copiate per addestrare i sistemi della società. Con la discovery, però, i ricorrenti hanno ottenuto accesso al codice sorgente e ai dati di training di Suno. Le due società affermano di aver analizzato quel materiale anche attraverso la tecnologia di audio fingerprinting di Audible Magic, identificando milioni di file corrispondenti a registrazioni controllate dalle proprie società o affiliate.

Una bilancia d'oro con Sony Music e Universal Music Group da un lato e Suno dall'altro, preannuncia uno scontro legale.

Sulla base di quell’analisi avevano quindi chiesto di aggiungere altre 61.026 opere alla causa originaria. Il 18 agosto il giudice F. Dennis Saylor IV ha respinto la richiesta senza pregiudizio, ritenendo che l’inserimento di una quantità così ampia di nuove opere avrebbe rischiato di rallentare il procedimento già in corso. Nella decisione, il giudice ha indicato la possibilità di procedere attraverso cause parallele. Il complaint depositato a settembre riguarda 60.202 registrazioni e, secondo i ricorrenti, anche questa selezione rappresenterebbe soltanto una parte del materiale individuato. Si tratta comunque di accuse ancora da dimostrare: sarà il procedimento a stabilire se e in quale misura quelle copie costituiscano una violazione.

Suno presenta v6 come una nuova fase. Universal e Sony contestano la separazione

Suno ha lanciato la nuova generazione di modelli il 9 settembre, dopo gli accordi raggiunti con Warner Music Group, BMG e Believe. L’azienda descrive v6 come una famiglia di modelli sviluppata insieme ai propri partner dell’industria musicale e destinata ad aprire una fase più strutturata nei rapporti tra intelligenza artificiale e titolari dei diritti.

Secondo quanto dichiarato dal Chief Product Officer Jack Brody a Music Business Worldwide, v6 sarebbe stato addestrato interamente da zero e i suoi dati non comprenderebbero materiale di Universal o Sony. È proprio su questa separazione tra vecchi e nuovi modelli che si concentra la contestazione delle due major. Nel complaint sostengono che Suno abbia utilizzato nello sviluppo di v6 anche le interazioni degli utenti con i modelli precedenti e i relativi preference data. Quando il sistema genera più risultati e una persona ne preferisce uno, quella scelta può infatti diventare un segnale utile per migliorare le generazioni successive. Secondo la ricostruzione dei ricorrenti, se quei segnali derivano da output prodotti da modelli addestrati su registrazioni copiate senza licenza, utilizzarli per sviluppare v6 non interromperebbe completamente la catena tra vecchio e nuovo sistema.

Il complaint ipotizza inoltre il ricorso alla knowledge distillation, una tecnica con cui un nuovo modello può apprendere il comportamento di un modello precedente. Anche questo punto fa parte della tesi delle major e non è stato ancora accertato dal tribunale.

Secondo Universal e Sony, quindi, v6 non sarebbe una vera ripartenza: continuerebbe a dipendere almeno in parte dall’eredità dei sistemi precedenti.

YouTube, fair use e mercato delle licenze

La nuova causa riprende anche una questione già emersa nel primo procedimento: il modo in cui Suno avrebbe raccolto parte dei contenuti utilizzati per il training.

Universal e Sony sostengono che la società abbia scaricato registrazioni da YouTube usando strumenti come YT-DL e YT-DLP. Nel procedimento originario il giudice ha già consentito alle major di aggiungere una contestazione relativa all’eventuale aggiramento delle misure tecnologiche della piattaforma. Il giudice ha ritenuto la contestazione sufficientemente plausibile per essere esaminata, sottolineando allo stesso tempo che restano questioni tecniche da chiarire. Sul fronte del copyright, Suno ha invece sostenuto nel primo procedimento che l’uso delle registrazioni per addestrare i propri modelli rientri nel fair use previsto dal diritto statunitense. Nel frattempo, la società ha stretto accordi con Warner Music Group, BMG e Believe. Universal e Sony richiamano queste partnership per sostenere che esista ormai un mercato concreto nel quale i titolari dei diritti possono concedere licenze per l’utilizzo della musica nei sistemi generativi. Gli accordi, da soli, non dimostrano però che la tesi giuridica delle major sia corretta. Il loro peso nel giudizio sul fair use e sulle condotte precedenti di Suno sarà uno degli aspetti che il tribunale dovrà valutare.

Il caso non riguarda soltanto le 60.202 registrazioni

La normativa statunitense consente, in caso di violazione volontaria accertata, danni statutari fino a 150.000 dollari per opera. Applicando il massimo alle 60.202 registrazioni, il valore teorico supera i 9 miliardi di dollari.

L’eventuale risarcimento dipenderà dalle violazioni provate, dalla loro qualificazione e dalle decisioni del tribunale. Suno sta cercando di spostarsi verso modelli sviluppati attraverso accordi con parti dell’industria musicale. Universal e Sony sostengono però che questo passaggio non sia sufficiente se nel nuovo sistema continuano a entrare segnali, output o conoscenze provenienti dai modelli precedenti.

Il tribunale dovrà stabilire se questa ricostruzione si applichi davvero a v6 e con quali conseguenze. La seconda causa mette intanto a fuoco una questione destinata a riemergere anche altrove: cosa succede all’eredità dei modelli sviluppati prima degli accordi di licenza?

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