Siamo nel 1963. L’Italia è nel pieno del boom economico e Bruno Lauzi, a 26 anni, pubblica “Ritornerai”, uno dei brani che segneranno la sua carriera. È un bolero che guarda anche alla canzone francese. Al centro c’è un amore finito, accompagnato dalla certezza che quella donna, prima o poi, tornerà. Per Lauzi sarà il primo grande successo e uno dei titoli più legati alla sua stagione nella scuola genovese. Perché parlarne oggi, più di sessant’anni dopo?
Perché il 2 ottobre 2026 Victoria Monét ha pubblicato Frequency Of Love, un album di 22 tracce con, tra gli altri, SZA, Bruno Mars, Leon Thomas, Bryson Tiller e Chlöe. Alla traccia numero 14 c’è “That’s Why I Love You”, il duetto con Mars.
La canzone si apre con una voce che non appartiene a nessuno dei due. È quella di Bruno Lauzi. Non è una nuova interpretazione di “Ritornerai” e non è soltanto una melodia ripresa e risuonata. All’inizio del pezzo si ascolta direttamente Lauzi cantare attraverso un frammento di una sua registrazione. C’è però un dettaglio: nei crediti pubblicamente visibili che abbiamo verificato per “That’s Why I Love You”, il nome di Bruno Lauzi non compare.
Tutto parte da un film con Kevin James
Il percorso che porta “Ritornerai” dentro il disco di Victoria Monét passa da Solo Mio, film del 2026 con Kevin James ambientato in Italia. La canzone fa parte della colonna sonora e nei crediti del film Lauzi viene indicato come autore e interprete. La registrazione utilizzata è associata a BMG Rights Management Italy. Tra gli spettatori di Solo Mio c’è anche Darhyl “Camper” Jr., produttore ed executive producer di Frequency Of Love. Intervistato da Essence, Camper ha raccontato di essere rimasto colpito da “Ritornerai” durante la visione del film e di aver deciso di partire proprio da quel materiale per costruire un nuovo beat.
In una sessione successiva Victoria Monét comincia a lavorare sul pezzo insieme a SZA. Monét sviluppa poi la canzone e Bruno Mars entra nel progetto in un secondo momento.
Un film americano ambientato in Italia porta così Camper a Bruno Lauzi. Da quella scoperta nasce il sample che finirà in “That’s Why I Love You”.
Solo Mio non è neppure la prima produzione internazionale ad aver utilizza

to “Ritornerai”. Nel 2021 il brano era già comparso nella colonna sonora di House of Gucci di Ridley Scott, dove Lauzi risultava indicato come autore e interprete. In House of Gucci e Solo Mio, però, “Ritornerai” viene utilizzata come parte della colonna sonora. Con “That’s Why I Love You” succede qualcosa di diverso: l’ascolto del brano in Solo Mio porta Camper a prendere un frammento di una registrazione di Lauzi e a usarlo come materiale per una nuova canzone.
Che cosa è stato campionato
Dobbiamo essere precisi però. “Ritornerai” è una canzone, ma ne esistono diverse registrazioni. Quando Camper costruisce il nuovo beat non riprende soltanto una melodia o una progressione musicale: utilizza un frammento di una registrazione in cui si sente Lauzi cantare. Composizione e registrazione non coincidono: da una parte ci sono musica e testo; dall’altra c’è una determinata esecuzione fissata su un master. Questo dettaglio conta anche per identificare correttamente ciò che ascoltiamo nel brano di Monét e Mars. “Ritornerai” nasce nel 1963, ma i crediti collegati a Solo Mio rimandano a una registrazione successiva. Anche Qobuz cataloga una versione del 1971 interpretata da Lauzi e associata a BMG Rights Management Italy. Non possiamo quindi stabilire con certezza che il frammento utilizzato provenga dal master pubblicato nel 1963.
Possiamo invece dire qualcosa di molto più semplice: nel nuovo brano viene utilizzata una registrazione di “Ritornerai” cantata da Bruno Lauzi.
La voce c’è, il nome nei crediti pubblici no
Nel momento in cui viene scritto questo articolo, nei metadata pubblicamente visibili di Qobuz per “That’s Why I Love You” compaiono artisti, autori, produttori e tecnici coinvolti nella traccia. Bruno Lauzi non è tra i nomi indicati e non compare neppure un riferimento esplicito a “Ritornerai”. È un’assenza visibile, ma non basta per ricostruire ciò che è avvenuto dietro la pubblicazione del brano. Non abbiamo accesso agli accordi con cui è stato autorizzato il sample, alle licenze relative alla composizione e alla registrazione o alle eventuali quote riconosciute agli aventi diritto. Possiamo quindi solo osservare che Lauzi si sente nella canzone, ma il suo nome non compare nei crediti che abbiamo potuto verificare.
Perché non è un featuring
Questo non significa che “That’s Why I Love You” debba essere presentata come una canzone di Victoria Monét con Bruno Mars e Bruno Lauzi. Un artista presente attraverso una registrazione campionata non è automaticamente un featured artist.
Apple, per esempio, distingue i due ruoli e prevede nei metadata una categoria specifica per gli interpreti presenti attraverso materiale preesistente: Sampled Artist. Il fatto che la voce di Lauzi si senta nel brano, quindi, non comporta di per sé che il suo nome debba comparire accanto a quelli di Monét e Mars nel titolo della traccia.
La questione riguarda piuttosto le informazioni che vengono mostrate nei crediti. I servizi di streaming ricevono i metadata dalle etichette e dai distributori. Spotify, per esempio, spiega che i crediti visualizzati derivano dalle informazioni fornite a monte e che eventuali dati mancanti o errati possono essere aggiornati attraverso un nuovo invio.
Bruno Lauzi si sente. Per sapere che è lui, bisogna cercarlo
Sessantatré anni dopo “Ritornerai”, la voce di Bruno Lauzi apre una canzone di Victoria Monét e Bruno Mars. Per una parte del pubblico internazionale potrebbe essere il primo incontro con lui. E potrebbe avvenire senza che chi ascolta sappia immediatamente chi stia cantando o da quale brano provengano quei primi secondi. Il sample ha portato una registrazione di Lauzi dentro un contesto musicale completamente diverso da quello in cui era nata. Il suo nome non ha seguito lo stesso percorso. Bruno Lauzi si sente. Per sapere che è lui, bisogna cercarlo. Ed è qui che il caso di “That’s Why I Love You” lascia una domanda più ampia: quanto raccontano davvero i crediti delle piattaforme della musica che stiamo ascoltando?
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