Warner Bros. Discovery aveva iniziato il 2025 preparando una separazione. Poco più di un anno dopo, il gruppo è vicino a entrare interamente nell’orbita di Paramount Skydance.

Nel mezzo c’è stata una delle operazioni più combattute degli ultimi anni a Hollywood. Netflix ha vinto l’asta, firmato un accordo e modificato la propria offerta per renderla interamente in contanti. Paramount ha risposto portando la proposta direttamente agli azionisti, contestando il processo di vendita, facendo causa a WBD e migliorando più volte prezzo e garanzie fino a ribaltare la decisione del board. Il closing dell’acquisizione è previsto per il 6 ottobre 2026. Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna però tornare a quando Warner Bros. Discovery non stava ancora cercando un acquirente.

WBD voleva separarsi, poi sono arrivati gli acquirenti

Nel giugno 2025 Warner Bros. Discovery annunciò l’intenzione di dividersi in due società quotate. Una avrebbe raccolto Warner Bros., HBO, HBO Max, DC Studios e le attività di produzione e streaming. Nell’altra sarebbero confluite gran parte delle reti televisive e internazionali, tra cui CNN, TNT Sports e Discovery. Studi, streaming e proprietà intellettuali avevano prospettive differenti rispetto alla televisione lineare, che continuava a perdere abbonati mentre pubblico e investimenti si spostavano verso altre forme di distribuzione.

Quel progetto rimase in piedi fino all’autunno, quando WBD comunicò di aver ricevuto manifestazioni d’interesse non richieste e iniziò a valutare anche una vendita, totale o parziale. Paramount Skydance si era già mossa. La società guidata da David Ellison aveva completato pochi mesi prima l’acquisizione di Paramount e puntava a rilevare tutta Warner Bros. Discovery. Le prime proposte furono respinte, ma contribuirono ad aprire un processo competitivo. A novembre sul tavolo c’erano tre nomi: Paramount, Netflix e Comcast. Non cercavano però la stessa cosa. Paramount voleva l’intero gruppo, comprese le reti televisive. Netflix e Comcast erano interessate soprattutto agli studi Warner Bros., a HBO Max e alle attività di produzione e streaming. Se avesse vinto una delle ultime due, la parte cable sarebbe rimasta fuori dall’operazione attraverso la separazione già prevista da WBD.

Era una differenza decisiva. Confrontare soltanto il prezzo per azione avrebbe significato mettere sullo stesso piano offerte costruite su perimetri diversi.

Netflix supera Paramount e firma l’accordo

Tra novembre e dicembre le tre società presentarono nuove proposte.

Paramount continuava a voler acquistare tutta WBD. Comcast immaginava un’integrazione tra NBCUniversal e parte delle attività Warner. Netflix puntava invece sulla combinazione tra il proprio servizio globale, gli studi Warner e HBO. Alla fine fu Netflix a prendere il vantaggio.

Il 5 dicembre Warner Bros. Discovery annunciò un accordo per cedere alla piattaforma streaming gli studi cinematografici e televisivi, HBO e HBO Max. Prima del closing, le reti cable sarebbero state separate in una società autonoma.

Agli asset acquistati veniva attribuito un enterprise value di circa 82,7 miliardi di dollari. Gli azionisti WBD avrebbero ricevuto una componente in contanti e una in azioni Netflix, oltre a mantenere l’esposizione alla futura società delle reti televisive. Per Netflix sarebbe stato un cambio di scala enorme. Dopo aver costruito la propria crescita soprattutto attraverso streaming, licenze e produzioni originali, avrebbe ottenuto uno studio storico, HBO e franchise come Harry Potter e DC. La società iniziò anche a presentare l’operazione direttamente ai propri abbonati. In una comunicazione via email anticipò l’arrivo nel proprio ecosistema di alcune delle proprietà Warner, utilizzando personaggi e franchise per rendere immediatamente comprensibile la portata dell’accordo.

Ted Sarandos e Greg Peters visitano gli studi Warner Bros. insieme a David Zaslav, mentre Netflix sembrava avviata verso l’acquisizione degli asset principali del gruppo.
Ted Sarandos e Greg Peters visitano gli studi Warner Bros. insieme a David Zaslav

Sembrava una partita chiusa. Paramount, però, non aveva intenzione di fermarsi.

Paramount trasforma la sconfitta in un’offerta ostile

Pochi giorni dopo l’accordo con Netflix, Paramount decise di rivolgersi direttamente agli azionisti con una proposta da 30 dollari per azione in contanti per tutta Warner Bros. Discovery. Il board continuò a preferire Netflix.

La valutazione non dipendeva soltanto dal prezzo. Nello scenario Netflix, gli azionisti avrebbero mantenuto anche una partecipazione nella società che avrebbe raccolto CNN, TNT, Discovery e le altre reti. Paramount, invece, acquistava tutto. C’era poi un secondo problema: la certezza del finanziamento. La proposta Paramount dipendeva da una struttura complessa, sostenuta dagli Ellison, da finanziamento a debito e da capitali provenienti anche da fondi del Medio Oriente. WBD chiedeva maggiori garanzie sulla disponibilità effettiva dell’equity e sulla possibilità che l’operazione arrivasse davvero al closing.

Larry Ellison intervenne mettendo a disposizione una garanzia personale da 40,4 miliardi di dollari. Il board continuò comunque a considerare più rischiosa la struttura finanziaria dell’offerta Paramount. A gennaio respinse nuovamente la proposta, richiamando il peso del debito necessario a completare l’acquisizione e i costi che WBD avrebbe dovuto sostenere per uscire dall’accordo già firmato con Netflix.

A quel punto anche Netflix decise di modificare la propria offerta.

Netflix passa all’all-cash, Paramount rilancia ancora

Il 20 gennaio Netflix e WBD cambiarono la struttura dell’accordo. I 27,75 dollari per azione destinati agli asset acquistati sarebbero stati pagati interamente in contanti. La componente legata alle azioni Netflix spariva. Il valore della proposta non aumentava, ma l’operazione diventava più semplice e meno esposta alle oscillazioni del titolo.

Paramount, nel frattempo, aumentava la pressione. Avviò una proxy fight per tentare di modificare il consiglio di amministrazione di WBD e portò la società in tribunale chiedendo maggiori informazioni sul modo in cui era stato valutato l’accordo Netflix. Un giudice respinse la richiesta di accelerare il procedimento, ma lo scontro continuò sul terreno finanziario.

A febbraio WBD tornò a discutere con Paramount. Ellison presentò una nuova proposta: 31 dollari per azione, sempre interamente in contanti, per tutta Warner Bros. Discovery. Insieme al prezzo miglioravano anche alcune delle protezioni richieste dal board. Il 24 febbraio WBD comunicò che l’offerta poteva portare a una proposta superiore rispetto all’accordo Netflix. Due giorni dopo il giudizio cambiò definitivamente: Paramount era diventata l’opzione preferita e Netflix aveva ancora pochi giorni per decidere se rilanciare ma non lo fece.

Netflix aveva le risorse per restare in gara, ma decise di non aumentare ulteriormente il prezzo. Il 27 febbraio WBD e Paramount Skydance firmarono così l’accordo definitivo.

Paramount avrebbe pagato 31 dollari per azione in contanti. Considerando anche il debito, l’operazione attribuiva a Warner Bros. Discovery un valore d’impresa vicino ai 110 miliardi di dollari. Quella che a dicembre sembrava un’acquisizione Netflix era diventata, meno di tre mesi dopo, un’acquisizione Paramount.

Una misteriosa offerta da Singapore

Durante le ultime settimane della trattativa entrò in scena anche Nobelis Capital, società con sede dichiarata a Singapore. Il 18 febbraio presentò una proposta da 32,50 dollari per azione in contanti, superiore sulla carta sia a quella Netflix sia a quella Paramount.

WBD provò a verificarne la solidità. Secondo la successiva documentazione societaria, la proposta non conteneva prove sufficienti dei finanziamenti né un accordo definitivo. Nobelis dichiarava inoltre la presenza di ingenti somme depositate presso istituti bancari, ma gli advisor di Warner Bros. Discovery non riuscirono a confermare gli elementi indicati.

Anche il soggetto presentato come advisor finanziario negò di essere coinvolto.

WBD decise quindi di non proseguire le discussioni. Nobelis non ebbe un ruolo nel risultato finale, ma il caso mostra quanto fosse diventato aperto il processo nelle settimane decisive, mentre Netflix e Paramount continuavano a contendersi il gruppo.

Dopo Netflix arriva la battaglia con i regolatori

La firma tra Paramount e Warner non concluse l’operazione. Dopo aver superato Netflix, restavano le autorizzazioni e il rischio che la fusione venisse fermata sul terreno antitrust.

Ad aprile gli azionisti di Warner Bros. Discovery approvarono l’accordo. A giugno arrivò anche un passaggio favorevole negli Stati Uniti: il Dipartimento di Giustizia concluse la propria indagine senza chiedere di bloccare l’acquisizione.

La situazione cambiò il 13 luglio. La California guidò una coalizione insieme ad Arizona, Colorado, Connecticut, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon e Washington. I dodici Stati portarono Paramount e WBD davanti al tribunale federale della California settentrionale sostenendo che l’operazione violasse la Section 7 del Clayton Act. La contestazione riguardava soprattutto tre aree: la distribuzione dei film destinati a un’ampia uscita nelle sale, quella dei titoli considerati potenziali blockbuster e la vendita dei pacchetti di canali basic cable ai distributori.

Il procuratore generale della California Rob Bonta durante una conferenza a Hollywood. La California guidò la coalizione di dodici Stati che portò in tribunale l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount.
Il procuratore generale della California Rob Bonta

Secondo gli attorney general, Paramount e Warner erano già tra i principali operatori statunitensi in questi mercati. La loro unione avrebbe ridotto il numero dei grandi concorrenti e aumentato il potere contrattuale del gruppo nei confronti di sale cinematografiche e distributori televisivi. Paramount sosteneva invece che una maggiore scala fosse necessaria per competere con Netflix e con le grandi piattaforme tecnologiche, in un mercato dell’intrattenimento sempre più concentrato intorno a gruppi globali. Il confronto diventò presto concreto.

Le società non accettarono la richiesta dei dodici Stati di attendere la conclusione del procedimento prima di chiudere l’operazione. Gli attorney general chiesero allora un intervento urgente al tribunale. Il 20 luglio la giudice Araceli Martínez-Olguín sospese temporaneamente il closing. Quattro giorni più tardi Paramount e WBD accettarono un vincolo più lungo: niente chiusura fino a cinque giorni dopo una decisione sul merito della causa oppure fino al 1° giugno 2027, a seconda di quale evento fosse arrivato prima.

Il processo era stato fissato per marzo 2027.

Il contenzioso non era quindi più soltanto una possibile complicazione regolatoria. Avrebbe potuto spostare di molti mesi la nascita del nuovo gruppo.

Ogni giorno di ritardo avrebbe aumentato il conto

Il rinvio aveva anche una conseguenza economica prevista direttamente nell’accordo con WBD. Durante i rilanci di febbraio Paramount aveva accettato una cosiddetta ticking fee. Non si trattava di una multa: se l’operazione non fosse stata completata entro il 30 settembre 2026, il prezzo destinato agli azionisti Warner avrebbe iniziato ad aumentare giorno dopo giorno. Dal 1° ottobre ogni azione accumulava 0,00277778 dollari aggiuntivi per ogni giorno trascorso senza closing. Su base trimestrale l’incremento corrispondeva a 0,25 dollari per azione. Sull’intera operazione, Paramount stimava un costo vicino ai 7 milioni di dollari per ogni giorno oltre la scadenza. Il contenzioso con gli Stati rendeva quindi il fattore tempo particolarmente rilevante. Ad agosto Paramount arrivò a chiedere che la coalizione depositasse una garanzia da 1,88 miliardi di dollari, sostenendo che un processo protratto fino alla primavera del 2027 avrebbe potuto aggiungere circa 1,3 miliardi di dollari al prezzo dell’acquisizione attraverso il meccanismo della ticking fee.

L’accordo raggiunto a settembre ha evitato quello scenario e ha permesso alle società di tornare verso il closing nei primi giorni di ottobre.

Il settlement cambia le condizioni della fusione

Il 21 settembre Paramount, Warner Bros. Discovery e i dodici Stati raggiunsero un accordo che evitò il processo previsto per il 2027. Gli attorney general rinunciarono alla richiesta di bloccare l’acquisizione. In cambio, il nuovo gruppo accettò una serie di impegni vincolanti per cinque anni. Sul cinema, Skydance dovrà distribuire negli Stati Uniti almeno 30 film all’anno nei primi due anni e 32 nei tre successivi. Una parte dovrà avere un’ampia distribuzione nelle sale e ogni anno dovranno essere compresi anche film indipendenti. L’accordo interviene inoltre sulle finestre cinematografiche e sugli investimenti. La nuova società dovrà aumentare la produzione negli Stati Uniti con almeno 1,5 miliardi di dollari aggiuntivi rispetto ai livelli del 2025. Sono previsti anche fondi per il lavoro nel settore audiovisivo: 47,5 milioni di dollari destinati a formazione, sviluppo professionale e ricollocamento.

Il settlement tocca anche la televisione via cavo. Per cinque anni Paramount e Warner dovranno continuare a negoziare separatamente alcuni accordi relativi ai rispettivi canali, evitando che la forza contrattuale dell’intero gruppo venga usata per legare le condizioni di un portafoglio a quelle dell’altro. Pluto TV dovrà inoltre restare disponibile come servizio gratuito. Un capitolo specifico riguarda le attività giornalistiche. Il gruppo dovrà creare un organismo dedicato all’indipendenza editoriale per le news, in un assetto che comprende contemporaneamente CNN e CBS News.

Il rispetto degli impegni sarà sottoposto a controlli indipendenti. Alcune violazioni possono inoltre portare a sanzioni economiche o, nei casi previsti dall’accordo, alla cessione di determinati asset. Il 30 settembre il tribunale ha approvato il consent decree e modificato l’ordine che impediva alle società di chiudere la fusione.

Solo a quel punto Paramount e Warner hanno potuto fissare il closing al 6 ottobre.

Il nuovo gruppo si chiamerà Skydance

Mentre il closing si avvicinava, Paramount ha iniziato a definire anche la struttura della società che nascerà dall’operazione. Il nome corporate scelto da David Ellison sarà Skydance, riprendendo quello della società da cui è partita la sua espansione nell’industria cinematografica. Paramount e Warner Bros. non spariranno come marchi o studi, ma finiranno sotto la stessa capogruppo. Ellison resterà chairman e CEO. Al suo fianco entrerà Ynon Kreiz come co-CEO, con un ruolo più concentrato sull’integrazione e sulla gestione operativa.

Anche la distribuzione degli incarichi mostra quali asset il gruppo vuole preservare durante il passaggio. Casey Bloys, da anni alla guida dei contenuti HBO, sarà responsabile dell’area direct-to-consumer. Cindy Holland, che guidava lo streaming di Paramount ed era arrivata nel gruppo dopo una lunga esperienza in Netflix, ha invece lasciato la società. George Cheeks continuerà a occuparsi dell’area televisiva. Dana Goldberg e Josh Greenstein saranno alla guida del cinema. James Gunn e Peter Safran resteranno a DC Studios. Mark Thompson continuerà a guidare CNN e Bari Weiss CBS News.

La nuova struttura riunirà quindi sotto lo stesso controllo Warner Bros., Paramount Pictures, HBO, HBO Max, Paramount+, CBS, CNN, DC Studios, Nickelodeon, Cartoon Network, MTV e Discovery, insieme a decenni di cataloghi cinematografici e televisivi.

Il vero problema ora è far funzionare tutto insieme

Le dimensioni della nuova Skydance sono anche la principale incognita dell’operazione.

Per finanziare l’acquisizione Paramount ha raccolto circa 52 miliardi di dollari attraverso una maxi-operazione sul mercato del debito. Alcune obbligazioni arrivano a riconoscere rendimenti fino al 9,1%. Parallelamente, il gruppo punta a ottenere circa 6 miliardi di dollari di sinergie. È qui che le promesse dell’operazione dovranno confrontarsi con la gestione quotidiana. Skydance dovrà ridurre il debito, integrare due organizzazioni molto grandi e trovare efficienze, ma nello stesso tempo ha assunto impegni sulla produzione cinematografica, sugli investimenti negli Stati Uniti e sul mantenimento di alcune attività.

Dovrà inoltre decidere come far convivere due studi cinematografici, due grandi servizi streaming, due strutture news e decine di reti e brand senza indebolire proprio gli asset che hanno reso Warner Bros. Discovery così contesa.

Logo Skydance centrato tra molti loghi di rete televisiva su uno sfondo blu stellato, con testo bianco e strisce luminose incandescenti.

Per Warner Bros. non è nemmeno la prima grande trasformazione societaria. Negli ultimi venticinque anni il gruppo è passato da AOL Time Warner ad AT&T, poi alla fusione con Discovery e ora a Paramount Skydance. Il percorso cominciato con l’idea di separare attività considerate sempre più distanti sta quindi arrivando al risultato opposto: la nascita di un conglomerato ancora più grande. Netflix sembrava destinata a controllarne la parte più preziosa. Paramount ha trasformato una sconfitta quasi definitiva in un’acquisizione dell’intero gruppo. I regolatori hanno poi imposto condizioni che continueranno a incidere sulla società per anni. Se il closing del 6 ottobre verrà completato come previsto, la battaglia per comprare Warner Bros. Discovery sarà finita. Quella per dimostrare che l’operazione può funzionare inizierà subito dopo.

Secondo te l’unione tra Paramount e Warner Bros. renderà il nuovo gruppo più competitivo o l’integrazione rischia di diventare il vero ostacolo?

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