Substack Recording Studio: perché Substack non vuole più essere solo una newsletter
- Matteo Sallustio

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 4 min
Substack non vuole più essere soltanto il posto dove scrivi una newsletter. Con il lancio di Recording Studio, la piattaforma prova a diventare il luogo in cui il contenuto nasce, viene registrato, montato, distribuito e monetizzato.
La domanda non è tanto se lo strumento sia utile. Probabilmente lo sarà. La domanda è un’altra: conviene davvero affidare tutto a un unico ecosistema?

Substack Recording Studio: cosa cambia davvero
Recording Studio è un nuovo strumento disponibile da desktop che permette di registrare video o audio direttamente dentro Substack, senza andare live. È possibile registrare da soli oppure invitare fino a due ospiti, che possono collegarsi sia da desktop sia dall’app mobile.
Una volta terminata la registrazione, Substack genera automaticamente clip brevi e thumbnail modificabili. I creator possono inoltre condividere lo schermo durante la conversazione e aggiungere il logo o la wordmark della propria pubblicazione direttamente nel video.
Rispetto a prima, il cambiamento è evidente. Fino a oggi chi voleva aggiungere video o podcast a una newsletter doveva usare una combinazione di strumenti diversi: Zoom o Riverside per registrare, Descript o CapCut per montare, Canva per creare la copertina. Ora Substack prova a concentrare tutto in un unico spazio.
Perché questa novità conta più di quanto sembri
Recording Studio non è soltanto una nuova funzione. È il segnale di una strategia più ampia.
Negli ultimi mesi Substack ha introdotto live video, Substack TV, Notes, clip automatiche e strumenti sempre più orientati alla distribuzione interna. Ora aggiunge anche il momento iniziale: la creazione del contenuto.
Il messaggio è chiaro. Substack vuole che un creator possa registrare una conversazione, estrarne alcune clip, pubblicarle nelle Notes, inserirle nella newsletter e distribuirle nell’app senza uscire dalla piattaforma. È una direzione molto diversa da quella con cui Substack si è presentata finora. Per anni la piattaforma si è raccontata come alternativa ai social tradizionali: meno dipendente dagli algoritmi, più lenta, più centrata sul contenuto. Con Recording Studio, però, inizia a costruire gli stessi meccanismi delle piattaforme che dice di voler superare: feed, video, clip e strumenti progettati per trattenere l’utente il più a lungo possibile.
Cosa significa per creator e marketer
Per creator, giornalisti e newsletter il vantaggio è evidente. Una pubblicazione non deve più essere soltanto testo. Può diventare uno show editoriale.
Una newsletter può trasformarsi in una puntata settimanale, in un’intervista, in un commento rapido a una notizia o in una serie di clip da riutilizzare su Instagram, TikTok, Threads o YouTube Shorts. Anche la possibilità di inserire il proprio logo direttamente nel video va nella stessa direzione. Substack non vuole solo ospitare contenuti: vuole che ogni creator costruisca una vera identità editoriale dentro la piattaforma.
Nel comunicato, Substack inserisce anche un dato per rafforzare questa narrativa: i creator che hanno usato audio o video negli ultimi 90 giorni sarebbero cresciuti nei ricavi il 50% più velocemente rispetto a chi non lo ha fatto.
È un dato interessante, ma va letto con cautela. Substack non specifica il numero di creator analizzati, il campione o il metodo utilizzato. Correzione: non è verificabile che il video sia davvero la causa di quella crescita. È possibile anche il contrario: i creator già più forti e attivi sono semplicemente quelli che usano più strumenti della piattaforma.
Le altre novità mostrano la stessa direzione
Recording Studio arriva insieme ad altri aggiornamenti che sembrano minori, ma raccontano la stessa strategia.
Substack permette ora di salvare le Notes come bozze, fissare più post nella homepage, esportare le statistiche in CSV e nascondere ricavi e numero di iscritti.
Le Notes salvate come draft trasformano un contenuto spontaneo in un contenuto pianificato. La possibilità di fissare più post cambia la homepage da semplice archivio a vera vetrina editoriale. L’export in CSV e la possibilità di nascondere le metriche offrono più controllo sul proprio lavoro. Anche qui, però, c’è una contraddizione. Substack dice di voler aiutare i creator a concentrarsi meno sui numeri. Allo stesso tempo continua a introdurre strumenti sempre più sofisticati per misurare crescita, traffico e distribuzione.

Il rischio nascosto di un ecosistema chiuso
Il vero cambiamento non è che ora Substack permetta di registrare un video. Il vero cambiamento è che il contenuto inizia a nascere direttamente dentro la piattaforma.
È la stessa direzione che si vede su YouTube, TikTok e Instagram: le piattaforme non vogliono più soltanto distribuire i contenuti. Vogliono essere il posto in cui quei contenuti vengono creati.
Questo riduce attrito, costi e tempo. Ma rende anche più difficile uscire. Se registri, monti, distribuisci e monetizzi tutto dentro Substack, il tuo progetto dipende sempre di più dalle logiche della piattaforma. Non è ancora chiaro se Recording Studio possa davvero sostituire strumenti più completi come Riverside o Descript. Substack non ha fornito dettagli su qualità video, esportazioni, editing avanzato o limiti tecnici.
Quello che è chiaro, però, è il cambio di direzione. Substack non vuole più essere il posto dove mandi una newsletter. Vuole diventare il sistema operativo del creator.
E qui si apre la domanda più importante. Se sempre più creator scrivono, registrano, distribuiscono e monetizzano dentro la stessa piattaforma, stanno costruendo davvero un progetto proprio o sempre di più qualcosa che esiste solo dentro l’ecosistema di qualcun altro?
Oggi è uscita anche la nuova Heyman Brief sul nostro Substack.


