Aprire un social e trovarsi davanti un feed costruito dalle raccomandazioni della piattaforma è diventato così normale da sembrare quasi una caratteristica inevitabile del prodotto. L’Australia, però, vuole intervenire proprio su questo automatismo: agli utenti sarà chiesto quale esperienza utilizzare come principale. L’8 settembre il governo di Anthony Albanese ha presentato “My Feed, My Way”, una delle misure inserite nella bozza della nuova Digital Duty of Care. Per gli utenti sopra i 16 anni, le piattaforme social dovranno offrire una scelta tra contenuti personalizzati raccomandati e un feed composto dagli account che la persona ha deciso di seguire. La differenza rispetto a molte funzioni già presenti nei social riguarda il modo in cui questa possibilità verrà proposta. Non sarà soltanto un’opzione da cercare nelle impostazioni: nuovi utenti e account già esistenti riceveranno una notifica e indicheranno quale feed preferiscono come impostazione predefinita.
My Feed, My Way cambia la scelta del feed predefinito
Nella proposta australiana l’utente potrà mantenere come feed principale quello basato sulle raccomandazioni personalizzate oppure scegliere il cosiddetto following feed, composto dai contenuti pubblicati da amici e creator che segue.

La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha precisato che la decisione non sarà definitiva. Gli utenti potranno poi cambiarla all’interno della piattaforma ogni volta che lo desiderano. Il governo parla quindi di una possibilità “genuine and enduring”, pensata per non ridursi a un consenso dato una sola volta durante la configurazione dell’account. Questo non significa però che l’Australia stia proponendo di “spegnere l’algoritmo”. Le fonti ufficiali distinguono tra contenuti personalizzati raccomandati e contenuti provenienti dagli account seguiti. Non è stato stabilito che quest’ultimo feed debba essere necessariamente cronologico, né che possa funzionare senza alcun sistema automatico di selezione o ordinamento.
Perché la scelta del feed predefinito conta
Instagram, Threads e altre piattaforme offrono già strumenti per modificare almeno in parte ciò che compare nel feed. La proposta australiana interviene però prima: sulla modalità che l’utente trova come esperienza principale. Un’opzione può esistere senza essere molto utilizzata se rimane nascosta nelle impostazioni o richiede diversi passaggi per essere attivata. “My Feed, My Way” prevede invece che la piattaforma chieda direttamente quale feed debba essere impostato come default. Wells ha richiamato anche il caso europeo durante la conferenza stampa, sostenendo che il modello australiano si differenzierà proprio attraverso questa scelta esplicita e la possibilità di modificarla successivamente. Come le piattaforme tradurranno il principio nelle proprie interfacce, però, è ancora tutto da definire.
Cosa potrebbe cambiare per creator e follower
Per i creator il passaggio decisivo sarà un altro: cosa succederà alla distribuzione quando una parte degli utenti sceglierà di vedere soprattutto gli account che segue?
Oggi una parte importante della distribuzione sui social passa da sistemi capaci di mostrare contenuti anche a persone che non seguono l’autore. Un feed concentrato sugli account seguiti sposterà invece l’attenzione verso una relazione già esistente tra utente e creator.
Non sappiamo quante persone sceglieranno questa modalità, quali piattaforme saranno coinvolte nel testo definitivo e come verranno ordinati i contenuti.
Per capire l’effetto reale sui creator bisognerà soprattutto vedere quanti utenti sceglieranno questa modalità. Lo scenario possibile è questo: se la scelta riguarderà una quota significativa del pubblico, convincere qualcuno a seguire davvero un profilo potrebbe avere un peso maggiore nella distribuzione quotidiana dei contenuti.
Australia e Digital Services Act: due modelli diversi
L’Australia non è il primo paese a intervenire sui sistemi di raccomandazione.
In Europa il Digital Services Act impone già alle Very Large Online Platforms di offrire almeno un’opzione di raccomandazione non basata sulla profilazione dell’utente. Il principio riguarda quindi anche gli utenti italiani delle grandi piattaforme soggette al DSA.
Il modello australiano, almeno nella proposta presentata l’8 settembre, mette maggiore enfasi sulla scelta esplicita del feed predefinito. L’utente sarà interpellato direttamente e indicherà se preferisce partire dalle raccomandazioni personalizzate o dagli account seguiti.
L’esperienza europea mostra però che offrire un’alternativa non basta: conta anche quanto è visibile e semplice da usare. Durante la conferenza stampa australiana è stato chiesto al governo proprio come intenda evitare che l’opzione alternativa venga resa meno accessibile o funzionale dalle piattaforme. La risposta rimanda alle regole sui cosiddetti user empowerment tools, ma i dettagli dell’implementazione saranno determinanti.
La Digital Duty of Care non è ancora legge
“My Feed, My Way” fa parte di una riforma più ampia. La Digital Duty of Care vuole attribuire ai servizi digitali la responsabilità di identificare e mitigare rischi prevedibili e potrebbe riguardare non solo i social media, ma anche altri servizi online, comprese app, videogiochi e chatbot AI. La bozza è stata pubblicata per una consultazione mirata e il governo intende presentare la legislazione in Parlamento entro il 2026. Le violazioni della Duty of Care potrebbero comportare sanzioni fino a 109,2 milioni di dollari australiani, con l’eSafety Commissioner incaricato della vigilanza e dell’applicazione delle norme.
Negli ultimi anni le piattaforme hanno progressivamente trasformato il feed da spazio costruito soprattutto sulle persone seguite a sistema in cui le raccomandazioni decidono una parte crescente dei contenuti mostrati. “My Feed, My Way” interviene su questa evoluzione chiedendo alle piattaforme di lasciare all’utente la scelta sull’esperienza da utilizzare come principale. Se la proposta diventerà legge, la questione andrà quindi oltre il funzionamento degli algoritmi: chi decide quale feed viene prima?
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