Mosseri chiarisce il 2026 su Instagram: frequenza, algoritmo e Trial Reels
- Matteo Sallustio

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
Quando Adam Mosseri risponde in formato AMA, non sta “svelando trucchi”. Sta facendo qualcosa di più utile: mette paletti. In poche frasi chiarisce cosa è possibile, cosa è frainteso e cosa dipende dal contesto. Nelle risposte raccolte qui c’è un filo rosso netto: su Instagram non esiste un pulsante magico, esistono strumenti, segnali e distribuzione. E soprattutto: la piattaforma cambia spesso, ma quasi mai in modo spettacolare.

Queste AMA toccano temi che tornano ogni settimana nelle domande dei creator: Trial Reels, pubblicità nel feed, privacy delle storie, frequenza di pubblicazione, Broadcast Channels, scelta della musica e “cambiamenti dell’algoritmo”. Tradotte e lette in chiave pratica, diventano una mini guida operativa per chi vuole crescere nel 2026 senza inseguire panico e leggende.
Trial Reels: la novità che separa test e pubblico
Mosseri descrive i Trial Reels come reel pubblicati “in prova”: non vanno ai follower e non compaiono sul profilo. Il punto chiave è l’upgrade: se il contenuto performa bene in termini di engagement, puoi trasformarlo in un reel “normale”, che allora raggiunge follower e si mostra sul profilo.
Il cambiamento rispetto all’abitudine di pubblicare e sperare è evidente: qui Instagram introduce una logica più vicina al testing. Per un creator significa poter provare format, montaggi, hook o temi senza “sporcare” subito la home dei follower e senza basarsi solo su sensazioni. Non è una scorciatoia: è un modo per ridurre il rischio e raccogliere segnali prima di spingere.
L’impatto sulla distribuzione è implicito ma forte: separare test e pubblico permette di capire se un contenuto regge anche fuori dalla comfort zone dei follower. Se funziona, l’upgrade diventa un acceleratore di reach perché porti ai follower qualcosa che ha già dimostrato di interessare.
“Ogni due post è un ad”: quando il problema è il ranking
Alla domanda sul feed pieno di annunci, Mosseri mette subito un limite: “non dovrebbe succedere”. Poi introduce una distinzione che molti ignorano: spesso non sono ads pagate, ma post promozionali o contenuti suggeriti di account che segui o che Instagram pensa ti possano interessare.
Qui la parola importante è ranking. Se ti sembra “pubblicità ovunque”, potrebbe voler dire che l’ordinamento del feed non sta centrando i tuoi interessi, o che i suggerimenti stanno pesando troppo. Mosseri ammette che in quei casi “non stiamo facendo un buon lavoro” e che serve sistemare.
Per chi crea contenuti, questo non è un dettaglio da utente finale: se il feed è più affollato (tra suggeriti, promo e ads), la competizione per attenzione aumenta. Non basta pubblicare: serve costruire contenuti che tengono lo sguardo, generano interazioni reali e si agganciano a un interesse chiaro.
Privacy delle Storie: puoi nascondere senza lasciare traccia
Sulla storia nascosta a qualcuno, Mosseri è netto: dall’app non c’è modo di scoprire che hai pubblicato una storia e l’hai nascosta a quella persona. Il passaggio pratico è il riferimento al controllo “in alto a destra” quando pubblichi una storia, dove puoi decidere chi può vederla e chi no.
Il valore per creator e professionisti è doppio. Da un lato, gestione dei confini: separare pubblico personale e pubblico professionale senza creare drammi. Dall’altro, gestione della comunicazione: puoi fare storytelling e promozione in modo più mirato, senza dover trasformare ogni storia in un messaggio “per tutti”.
Frequenza di pubblicazione su Instagram nel 2026
Alla domanda “quanto devo postare per crescere?”, Mosseri fa la cosa più onesta: dice che non esiste una risposta perfetta. Porta esempi opposti, dalle cinque pubblicazioni al giorno al successo con un post al mese. E aggiunge due criteri che spesso vengono ignorati: l’obiettivo e la sostenibilità personale.
La novità non è un numero: è l’invito a sperimentare con un metodo. Se il tuo obiettivo è crescita, devi trovare un ritmo che ti permetta di pubblicare abbastanza da imparare e ottimizzare, ma senza bruciarti. Se il tuo obiettivo è brand o community, magari conta più la coerenza e la qualità del dialogo che l’ossessione per la quantità.
In pratica, Mosseri sposta la conversazione dal “quanto” al “cosa succede quando pubblichi”: che segnali generi, che tipo di audience attrai, quanto sei costante nel tempo.
Broadcast Channels: una leva di distribuzione sottovalutata
Sulla possibilità di condividere un reel in un Broadcast Channel, la risposta è semplice: sì, puoi farlo dal tasto “invia” e il canale appare tra le opzioni. Mosseri lo definisce apertamente un modo per aumentare la reach.
Qui la lettura creator-centrica è chiara: Instagram spinge canali e messaggistica come acceleratori di distribuzione. Non è solo “community”: è un corridoio diretto per far vedere un contenuto a persone già interessate, e quindi aumentare le probabilità di interazioni rapide.
Se hai un canale, la domanda utile diventa: quali reel hanno senso lì dentro? Quelli che meritano un secondo passaggio, quelli che hanno un contesto da aggiungere, o quelli che vuoi far commentare e salvare.
La musica nei Reel: conta, ma non ti salva
Mosseri paragona la scelta della musica alla scelta del contenuto: può essere un dettaglio estetico oppure il cuore del post. Cita un uso interessante: usare musica anche in foto e caroselli, collegando titolo o testo della canzone in modo “sottile”, come Easter egg.
Il punto pratico è questo: la musica non rompe l’algoritmo. Non è una bacchetta magica. Ma in alcuni casi è la battuta, il senso o la cornice emotiva che rende il contenuto memorabile. Quindi conta quando contribuisce davvero all’idea, non quando è messa a caso.
“L’algoritmo cambia ogni giorno”: sì, ma in micro-passaggi
La risposta più importante dell’intero blocco AMA è quella sui cambiamenti dell’algoritmo. Mosseri dice che il ranking viene migliorato continuamente, ogni giorno, ma che le modifiche sono quasi sempre piccole. Le “grandi svolte” di cui si parla online, nella maggior parte dei casi, non esistono.
E aggiunge un passaggio cruciale: se vedi un crollo improvviso, spesso non è perché Instagram ha cambiato tutto in una notte. Potrebbe essere più competizione quel giorno, un contenuto meno forte del solito o un problema legato allo stato dell’account, che puoi verificare nella sezione Account Status.
Questo cambia la diagnosi. Invece di inseguire teorie, ti costringe a guardare a fattori concreti: qualità del contenuto, contesto, costanza, segnali generati e salute dell’account.
La sintesi che serve ai creator: meno ansia, più sistema
Messe insieme, queste AMA raccontano una cosa semplice: Instagram nel 2026 premia chi ragiona per test, distribuzione e segnali. I Trial Reels portano una logica di prova più pulita. I Broadcast Channels diventano un canale di spinta reale. L’algoritmo cambia spesso, ma raramente ti “punisce” da un giorno all’altro senza motivo.
Se devi portarti via un metodo, è questo: testa senza paura, misura senza ossessione, spingi dove hai già attenzione (canali e community), e quando qualcosa cala guarda prima a contenuto e stato dell’account, non ai complotti.



Commenti