L'industria italiana dei videogiochi interviene nel confronto sull'EU Kids Act, la proposta europea destinata a rafforzare la protezione dei minori nei servizi digitali. Durante un'audizione del 28 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati, IIDEA ha chiesto che le nuove disposizioni considerino le caratteristiche del settore videoludico, evitando di applicare criteri uniformi a prodotti con funzionalità e rischi differenti.

A rappresentare l'associazione davanti alla XIV Commissione Politiche dell'Unione europea sono stati la direttrice generale Thalita Malagò e il Policy & Public Affairs Manager Alberto Simonetti. L'intervento ha ribadito il sostegno dell'industria agli obiettivi della Commissione europea, accompagnato da alcune richieste riguardanti soprattutto il sistema PEGI, i controlli parentali e le procedure per accertare l'età degli utenti.

Cosa prevede l'EU Kids Act per i videogiochi

Presentato il 17 settembre 2026, l'EU Kids Act è una proposta di regolamento che intende uniformare la protezione dei minori online nei Paesi dell'Unione europea. Il testo è ancora all'inizio del percorso legislativo e potrà subire modifiche durante l'esame del Parlamento europeo e del Consiglio. Le disposizioni più discusse riguardano l'accesso ai social network e a determinate piattaforme di condivisione video. Per questi servizi la Commissione propone di consentire l'apertura autonoma di un account soltanto dai 15 anni, prevedendo forme di accesso supervisionato per i ragazzi di 13 e 14 anni.

I videogiochi seguono una disciplina distinta, contenuta principalmente nell'articolo 15. Ai fornitori verrebbe richiesto di intervenire sulle caratteristiche dei giochi che possono esporre i minorenni a comportamenti di utilizzo eccessivo, contatti indesiderati o altre situazioni potenzialmente dannose. Sono previste anche impostazioni protettive per gli utenti più giovani e strumenti dedicati ai genitori. Per i bambini sotto i 13 anni, l'accesso ai giochi interessati dalla normativa dovrebbe essere gestito attraverso tali strumenti. Ulteriori disposizioni riguardano le piattaforme nelle quali gli utenti possono pubblicare videogiochi realizzati autonomamente.

La proposta interviene quindi anche su aspetti che vanno oltre la classificazione dei contenuti, interessando il funzionamento dei servizi e alcune scelte di progettazione.

Quali videogiochi dovrebbero rientrare nelle nuove regole?

È soprattutto sull'estensione della normativa che IIDEA solleva le proprie osservazioni. Secondo l'associazione, le prescrizioni dovrebbero essere commisurate alle caratteristiche dei singoli prodotti, distinguendo le esperienze prive di interazioni sociali dai giochi nei quali gli utenti possono comunicare, acquistare contenuti o partecipare ad attività condivise.

Il testo europeo utilizza però una definizione ampia di gioco online. Nel considerando 12 rientrano anche prodotti distribuiti attraverso internet ma successivamente eseguiti sul dispositivo dell'utente. Restano esclusi quelli disponibili esclusivamente su supporto fisico, senza componenti online necessarie per ottenerli o utilizzarli.

Questo significa che l'assenza di una modalità multiplayer non basta necessariamente a collocare un titolo fuori dal regolamento. Ed è proprio su questo confine che si concentra una parte delle richieste dell'industria.

IIDEA vorrebbe evitare che prodotti sostanzialmente individuali debbano soddisfare requisiti concepiti per ambienti nei quali gli utenti interagiscono tra loro. La distinzione può avere conseguenze sull'organizzazione dei servizi e sugli adempimenti richiesti agli operatori, soprattutto quando le funzioni da proteggere non sono presenti nel gioco.

Il ruolo di PEGI e dei controlli parentali

Nell'intervento alla Camera, IIDEA ha richiamato anche l'esperienza maturata dal settore nella classificazione dei videogiochi. Il riferimento principale è PEGI, adottato in 40 Paesi europei e utilizzato per indicare alle famiglie le fasce d'età e le caratteristiche dei contenuti.

L'associazione propone di consolidarne il ruolo a livello europeo, evitando l'introduzione di classificazioni parallele che potrebbero complicare la lettura delle informazioni da parte dei consumatori. La Commissione riconosce già PEGI nella proposta e contempla la possibilità di integrare le iniziative esistenti nei futuri codici di condotta. L'articolo 15 consente inoltre ai fornitori di fare riferimento all'adesione a codici giudicati adeguati dalla Commissione per documentare il rispetto di determinati obblighi.

Logo IIDEA viola con icona di gamepad e scritta Italian Interactive Digital Entertainment Association sopra parlamento europeo

Classificare un videogioco e garantirne la sicurezza durante l'utilizzo sono però due attività diverse. Un'indicazione sull'età consigliata informa chi acquista, mentre le disposizioni europee intervengono anche sulle modalità di utilizzo, sulle comunicazioni e sui sistemi che possono influenzare il comportamento degli utenti. La partecipazione a un codice di condotta, inoltre, non comporta automaticamente la conformità a ogni requisito del regolamento. Accanto a PEGI, IIDEA invita a considerare i controlli parentali già disponibili su console e servizi di gioco. Questi permettono di regolare l'accesso ai contenuti, limitare alcune comunicazioni, gestire gli acquisti e impostare tempi di utilizzo.

La richiesta è di valorizzare tali soluzioni, adattandole eventualmente alle nuove prescrizioni. Resta da valutare quanto siano diffuse, semplici da utilizzare ed efficaci nei diversi ambienti di gioco: la loro disponibilità, da sola, non permette di stabilire il livello di protezione effettivamente raggiunto.

Verifica dell'età: IIDEA propone controlli legati al rischio

Un'altra questione riguarda le modalità con cui accertare l'età dei giocatori. IIDEA considera preferibile concentrare le verifiche nelle circostanze che richiedono maggiori garanzie, anziché prevedere procedure identiche per tutti gli utenti.

Tra gli esempi indicati dall'associazione figura l'acquisto di titoli destinati agli adulti, una situazione nella quale conoscere l'età dell'acquirente assume particolare rilevanza.

La posizione richiama i principi di proporzionalità contenuti negli orientamenti europei sulla protezione dei minori previsti dal Digital Services Act. L'associazione esprime anche preoccupazione per eventuali procedure troppo complesse destinate ad accertare la responsabilità genitoriale, soprattutto qualora comportassero ulteriori passaggi o richieste di dati personali. La proposta della Commissione contiene già garanzie sulla riservatezza delle informazioni utilizzate per accertare l'età. Prevede inoltre diverse possibilità per verificare il rapporto tra un adulto e il minore, comprese informazioni già disponibili presso il servizio e, nelle condizioni stabilite dal testo, dichiarazioni del genitore o tutore.

Non viene quindi imposto indistintamente a ogni videogioco lo stesso sistema di identificazione. L'applicazione concreta delle misure, tuttavia, dipenderà anche dalle disposizioni definitive e dalle soluzioni adottate dai fornitori.

Il confronto resta aperto sull'applicazione delle norme

L'intervento di IIDEA si inserisce in una discussione che riguarda l'intera industria europea. Anche Video Games Europe, l'associazione continentale di cui IIDEA fa parte, ha espresso osservazioni sull'estensione delle verifiche dell'età e sul riconoscimento dei sistemi di classificazione esistenti. La proposta europea contempla già diversi aspetti richiamati dall'industria, dalla distinzione tra social network e videogiochi alle garanzie sulla privacy e al riconoscimento dei sistemi di autoregolamentazione. La discussione riguarda soprattutto l'estensione degli obblighi e le modalità con cui i fornitori dovranno rispettarli.

Resta da capire quanto di queste osservazioni entrerà nel testo definitivo e come verrà regolato il rapporto tra le responsabilità dei fornitori e gli strumenti messi a disposizione delle famiglie, soprattutto nei servizi che combinano gioco, comunicazione e acquisti digitali.

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