La sicurezza dei minori sui social non riguarda più soltanto i soliti controlli parentali, la verifica dell’età e i contenuti appropriati. Nel nuovo accordo raggiunto da Meta con una vasta coalizione di procuratori generali statunitensi, alcune delle misure più severe previste per Facebook e Instagram dipendono anche dalle scelte delle piattaforme concorrenti.
Qui entra in gioco il rifiuto di una campagna pubblicitaria di Meta da parte di TikTok. Secondo Axios, Meta aveva provato a utilizzare gli spazi pubblicitari della stessa piattaforma per invitare TikTok e YouTube ad aderire agli standard previsti dal settlement. TikTok ha respinto gli annunci considerandoli incompatibili con le proprie regole sulla pubblicità politica.
Dietro lo scontro ci sono quindi nuove restrizioni sull’utilizzo dei social da parte degli adolescenti, miliardi di dollari e una questione competitiva: cosa succede se una piattaforma accetta limiti più severi mentre le altre continuano a operare con condizioni differenti?
L’accordo Meta lega alcune regole anche ai concorrenti
Il settlement introduce una serie di obblighi destinati agli utenti tra i 13 e i 17 anni negli Stati e territori aderenti. Non si tratta quindi di nuove regole globali per tutti gli utenti di Instagram e Facebook. Nella prima fase, Meta dovrà impostare per gli adolescenti un limite giornaliero massimo di due ore complessive sulle proprie piattaforme. Tra mezzanotte e le sei del mattino scatterà una modalità che impedirà, per impostazione predefinita, l’accesso alla maggior parte delle funzioni, mentre le notifiche push saranno disattivate dalle 22 alle 7. Sono previste anche restrizioni durante l’orario scolastico.

Meta dovrà inoltre adottare sistemi di age assurance sottoposti a verifiche indipendenti, offrire la possibilità di utilizzare come Home predefinita un feed non personalizzato e nascondere di default il numero di like e reazioni. Per i Teen User viene vietato anche l’utilizzo di filtri che simulano modifiche estetiche riconducibili a procedure cosmetiche.
Il documento coinvolge però direttamente anche Snap, TikTok e YouTube, definite “Core Industry Members”. Attraverso il meccanismo dell’“Industry-Wide Adoption”, alcune restrizioni più severe per Meta entrano in gioco soltanto se anche le principali piattaforme concorrenti diventano soggette a obblighi sostanzialmente equivalenti. In quella seconda fase, il blocco notturno passerebbe dalle 00-06 alle 22-07. Il limite diventerebbe invece di 60 minuti al giorno per ciascuna piattaforma Meta, con un massimo complessivo di 120 minuti.
Non basta che un concorrente introduca autonomamente una funzione simile: servono impegni vincolanti, norme equivalenti oppure un’adozione volontaria accompagnata da verifiche indipendenti. Anche i requisiti sull’accertamento dell’età devono essere comparabili.
Lo stesso meccanismo riguarda una parte dei pagamenti. L’Exhibit B distingue tra circa 11,66 miliardi di dollari di versamenti garantiti e una componente contingente che può arrivare a circa 5,02 miliardi. Quest’ultima dipende anche dal raggiungimento delle condizioni previste per l’adozione delle misure da parte dei principali concorrenti.
L’interesse di Meta nel portare TikTok, YouTube e Snap verso regole simili è quindi già scritto nella struttura dell’accordo.
Perché TikTok ha rifiutato la pubblicità di Meta
Meta ha cercato di sostenere questa posizione anche acquistando spazi pubblicitari su TikTok. Gli annunci invitavano le altre piattaforme ad aderire al framework nato dal settlement.
TikTok li ha respinti classificandoli come contenuti politici. La policy ufficiale vieta infatti la pubblicità a pagamento che promuove o contrasta non soltanto candidati e partiti, ma anche processi e proposte legislative, giudiziarie ed esecutive.
Manca però il creativo completo respinto da TikTok. Non è quindi possibile stabilire se quella classificazione fosse inevitabile o se l’annuncio potesse essere interpretato diversamente.
Il rifiuto porta però in primo piano una tensione già presente nell’accordo. Meta sostiene che le protezioni per gli adolescenti siano meno efficaci se riguardano una sola piattaforma: chi raggiunge il proprio limite su Instagram può semplicemente spostarsi su un altro servizio.
Allo stesso tempo, regole più severe incidono anche sul tempo trascorso nelle app e quindi sulla competizione per l’attenzione. Il settlement tiene conto esplicitamente di questo aspetto: prevede meccanismi di parità tra Meta e gli altri operatori e cita anche il rischio di uno “significant competitive disadvantage”.
Tutela dei minori e interesse competitivo, in questo caso, non sono due questioni separate.
Il caso Texas complica il quadro per TikTok
Il confronto arriva mentre TikTok affronta un procedimento distinto sulla sicurezza dei minori.
Il 10 settembre un giudice del Texas ha stabilito che la piattaforma ha violato la normativa statale sulla protezione dei consumatori per il modo in cui aveva comunicato alcune funzioni destinate agli utenti più giovani.
Secondo Reuters, il giudice Cory Liu ha accolto la tesi del Texas secondo cui TikTok aveva detto agli utenti che i contenuti contrari alle Community Guidelines sarebbero stati rimossi, mentre alcune categorie venivano internamente classificate come “hard to find” anziché “do not allow”. In quei casi il materiale poteva restare disponibile sulla piattaforma.
Il giudice ha inoltre stabilito che Restricted Mode non funzionava come pubblicizzato e poteva lasciare visibili ai minori contenuti che la funzione avrebbe dovuto filtrare. Il procedimento dovrà ora proseguire per stabilire sanzioni ed eventuali altri rimedi.
Il caso Texas e il rifiuto della campagna Meta restano vicende separate. Le fonti non permettono di collegare la decisione pubblicitaria di TikTok al procedimento giudiziario. La coincidenza temporale rende però più delicata la posizione della piattaforma: mentre respinge la pressione di Meta su nuovi standard comuni, deve rispondere del modo in cui ha comunicato l’efficacia di alcune delle proprie protezioni.
Cosa può cambiare per creator e marketer
Sarebbe prematuro leggere queste misure come un cambiamento della reach.
Se standard simili dovessero estendersi alle principali piattaforme, potrebbero cambiare soprattutto le abitudini di fruizione degli utenti adolescenti: finestre di utilizzo più limitate, maggiore intervento dei genitori e feed non personalizzati più accessibili.
Per creator con community molto giovani e per brand rivolti agli adolescenti, questo potrebbe incidere sugli orari di consumo e sulle modalità di interazione.
Il settlement Meta indica comunque una direzione: la tutela dei minori non viene più affrontata soltanto come una scelta interna della singola piattaforma, ma come un tema che coinvolge insieme regolazione, design del prodotto e concorrenza.
Se queste protezioni funzionano davvero solo quando tutti accettano regole simili, resta un nodo aperto: chi stabilisce lo standard quando le stesse aziende continuano a competere per il tempo degli utenti?
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