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TikTok sotto accusa: l’Europa vuole riscrivere il design del social

  • Immagine del redattore: Matteo Sallustio
    Matteo Sallustio
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Aprire TikTok per un controllo veloce e ritrovarsi un’ora dopo a scorrere senza accorgersene non è un incidente. È un comportamento ormai normalizzato, che nasce dall’incontro tra design dell’interfaccia, raccomandazione algoritmica e psicologia dell’attenzione. Proprio su questo punto si innesta l’intervento dell’Unione Europea. Il 6 febbraio 2026 la Commissione europea ha pubblicato conclusioni preliminari che accusano TikTok di violare il Digital Services Act (DSA) attraverso un design considerato intenzionalmente “addictive”. Non è una contestazione simbolica: riguarda il modo in cui una piattaforma struttura l’esperienza utente e, di conseguenza, il suo modello di business.

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Scroll infinito, autoplay e raccomandazioni

Secondo la Commissione, funzionalità come scroll infinito, autoplay, notifiche push e sistema di raccomandazione altamente personalizzato non sono semplici scelte di usabilità. Sono meccanismi che “premiano” costantemente l’utente con nuovi contenuti, riducendo le occasioni di interruzione consapevole. Questo flusso continuo spinge l’utente in una modalità di fruizione automatica che i documenti ufficiali definiscono “autopilot mode”. La ricerca scientifica citata dall’UE collega questo stato a una riduzione dell’autocontrollo e a comportamenti compulsivi, soprattutto nei soggetti più giovani.

Dove TikTok avrebbe fallito la valutazione dei rischi

Il punto centrale dell’indagine non è l’esistenza di queste funzionalità, ma l’assenza di una valutazione adeguata dei loro effetti. Secondo Bruxelles, TikTok avrebbe ignorato indicatori chiave di uso problematico, come l’uso notturno, la frequenza di apertura e la persistenza del consumo nei minori e negli adulti vulnerabili. Nel perimetro del DSA, le piattaforme di grandi dimensioni sono obbligate non solo a identificare i rischi sistemici, ma anche a dimostrare di averli mitigati in modo proporzionato ed efficace. È qui che la Commissione ritiene che TikTok non abbia rispettato i propri obblighi.

Strumenti di controllo: presenti ma inefficaci

TikTok ha spesso indicato le proprie funzioni di screentime management e parental control come prova di responsabilità. L’analisi europea, però, le considera misure deboli. Gli avvisi di tempo trascorso sono facilmente aggirabili e introducono una frizione minima. I controlli parentali, invece, richiedono competenze e un coinvolgimento attivo che molti genitori non riescono a garantire. Il risultato, secondo i regolatori, è che questi strumenti non incidono in modo significativo sui comportamenti che il design dell’app incentiva.

Cosa chiede davvero l’Europa: cambiare il design di base

Se le conclusioni preliminari venissero confermate, la Commissione potrebbe imporre a TikTok un intervento strutturale. Non solo sanzioni economiche, che possono arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo, ma una modifica del design di base del servizio. Le indicazioni sono chiare: limitare o disabilitare lo scroll infinito nel tempo, introdurre pause efficaci e non facilmente ignorabili, anche nelle ore notturne, e adattare il sistema di raccomandazione per ridurre l’effetto “rabbit hole”, ovvero la tendenza a trascinare l’utente in cicli di contenuti sempre più stretti e ripetitivi.

Algoritmo, distribuzione e lavoro dei creator

Un intervento strutturale sul design di TikTok avrebbe conseguenze dirette sull’algoritmo e, di riflesso, sul lavoro dei creator. Ridurre lo scroll infinito e introdurre pause più incisive significa, prima di tutto, meno tempo continuo di fruizione e sessioni più brevi. Questo comporta una minore quantità di segnali comportamentali passivi e una redistribuzione dell’attenzione all’interno del feed.

In uno scenario simile, l’algoritmo potrebbe spostare il peso verso segnali più intenzionali: completamento del video, riavvii volontari, interazioni attive e riconoscibilità del contenuto. Per i creator, la competizione si concentrerebbe ancora di più sui primi secondi, ma con una differenza sostanziale: non basterebbe agganciare, servirebbe giustificare la permanenza.

Questo cambiamento rischia di penalizzare i profili che vivono esclusivamente di volume e consumo ipnotico, ma potrebbe favorire chi lavora su nicchie definite, format seriali e contenuti informativi o editoriali. Meno scroll automatico significa meno visualizzazioni “facili”, ma anche un pubblico potenzialmente più consapevole e qualificato. In questo contesto, la coerenza tematica, la chiarezza della promessa e la continuità editoriale tornano a essere leve centrali.

Per i creator professionisti non si tratterebbe di abbandonare TikTok, ma di adattarsi a una piattaforma in cui la distribuzione non è più sostenuta solo dall’inerzia del feed. La capacità di trattenere, spiegare e farsi ricordare potrebbe contare più dell’esposizione ripetuta, segnando un passaggio da una logica di pura quantità a una di maggiore qualità dell’attenzione.

Dal caso TikTok a un cambio di paradigma globale

L’azione europea non è un episodio isolato, ma parte di una pressione normativa sempre più coordinata. Negli Stati Uniti, TikTok ha recentemente patteggiato una causa sulla dipendenza da social media per evitare un processo che avrebbe potuto aprire nuovi scenari di responsabilità civile. In Australia sono già state introdotte restrizioni per gli under 16, mentre in Europa diversi Paesi stanno valutando misure simili. Il messaggio che emerge è chiaro: la tutela dei minori e il benessere digitale stanno diventando obblighi regolatori, non più semplici temi reputazionali.

Questo contesto si inserisce in un cambiamento più ampio del modo in cui le piattaforme vengono progettate e giudicate. Per oltre un decennio, l’obiettivo delle piattaforme è stato ridurre ogni attrito tra utente e contenuto, seguendo una logica di design “frictionless”. Il Digital Services Act introduce una discontinuità: alcuni attriti diventano necessari per proteggere l’autonomia decisionale degli utenti.

La questione, quindi, non è solo se TikTok resterà popolare, ma se il valore delle piattaforme social potrà reggere in un contesto in cui smettere di scorrere è più semplice. È su questo equilibrio, tra engagement e responsabilità, che si gioca il nuovo paradigma del design digitale.

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