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Gifted e link affiliazioni: quando devi dichiararlo davvero

  • Immagine del redattore: Matteo Sallustio
    Matteo Sallustio
  • 24 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Se mi mandano un prodotto gratis ma non mi pagano, devo dichiararlo?

Sì, se esiste un vantaggio economico diretto o indiretto e il contenuto ha finalità promozionale. Il tema è rilevante perché le autorità europee hanno intensificato il monitoraggio sui creator e la mancata disclosure è una delle violazioni più frequenti. Nei materiali ufficiali della Commissione europea dedicati agli influencer viene chiarito che le attività di advertising includono anche contenuti creati in cambio di prodotti o servizi e l’affiliate marketing.

pubblicità occulta influencer

Il diritto dei consumatori nasce per ridurre l’asimmetria informativa tra chi promuove e chi acquista. Quando un contenuto può influenzare una decisione economica, la trasparenza diventa centrale.

Cosa dicono davvero le regole

La Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali vieta comunicazioni ingannevoli che possano alterare il comportamento economico del consumatore. Nel materiale europeo dedicato agli influencer viene specificato che brand partnership, contenuti realizzati in cambio di prodotti o servizi e affiliate marketing rientrano nell’advertising e devono essere dichiarati. Il principio è semplice: non conta solo il pagamento in denaro. Conta l’esistenza di un vantaggio collegato alla promozione.

In Italia, l’Articolo 7 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale stabilisce che la comunicazione commerciale deve essere chiaramente riconoscibile come tale. La Digital Chart IAP declina questo principio per i contenuti online.

Il fulcro non è la percezione soggettiva del creator. È la natura promozionale del contenuto.

Cosa cambia per chi monetizza

Se ricevi un PR package e lo mostri con una finalità promozionale, il contenuto può assumere natura commerciale anche in assenza di pagamento diretto. Il vantaggio può essere il prodotto stesso, un invito, un servizio gratuito o un accesso privilegiato.

Con l’affiliazione il meccanismo è ancora più evidente. Se inserisci un link che genera commissioni, stai traendo un vantaggio economico dalla decisione di acquisto del tuo pubblico. In quel momento la disclosure non è una scelta strategica. È un obbligo, perché il consumatore deve poter riconoscere la natura commerciale del contenuto (Direttiva 2005/29/CE). Operativamente significa che la dichiarazione deve essere chiara, immediata e comprensibile. Non basta inserirla in modo marginale o ambiguo. Deve essere riconoscibile senza sforzo, come richiesto dall’Art. 7 del Codice IAP.

Dove nasce la confusione tra gifted, affiliazioni e adv

La confusione nasce dall’idea diffusa che “se non c’è pagamento, non è pubblicità”. Le fonti europee non limitano la disciplina al denaro. Parlano di partnership, vantaggi, affiliazione.

Un’altra zona grigia riguarda la spontaneità. Molti creator pensano che uno stile narrativo personale trasformi automaticamente il contenuto in opinione editoriale. La normativa, invece, guarda alla funzione economica del contenuto e alla sua capacità di influenzare una decisione di acquisto.

Va detto che le fonti non forniscono un elenco chiuso di casi. La valutazione resta legata al contesto concreto e alla presenza di un interesse economico. Questo lascia margini interpretativi. Ma il principio di riconoscibilità è netto.

Conseguenze realistiche

Ignorare l’obbligo può portare a interventi delle autorità nazionali, richieste di modifica dei contenuti, ammonimenti o sanzioni amministrative. La Commissione europea ha documentato monitoraggi e controlli effettuati dagli Stati membri proprio sulla mancata disclosure.

Interpretare male la norma espone al rischio di contestazioni per pubblicità occulta, in contrasto con la Direttiva 2005/29/CE e con l’Art. 7 del Codice IAP.

Le conseguenze più comuni non sono scenari estremi. Sono richieste formali di adeguamento, danni reputazionali e possibili sanzioni economiche.

Cosa è promozionale?

Gifted e affiliazioni non sono zone grigie creative. Sono qualificazioni giuridiche.

La domanda non è se il contenuto “sembra spontaneo”. È se esiste un interesse economico collegato a ciò che stai mostrando. La normativa europea e il Codice IAP non chiedono di rinunciare alla monetizzazione. Chiedono che il pubblico sappia quando sta guardando comunicazione commerciale.

Se oggi un’autorità analizzasse i tuoi ultimi dieci contenuti, riuscirebbe a distinguere immediatamente cosa è editoriale e cosa è promozionale?

Questa è la soglia minima per definirsi professionali.

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