Instagram, reach e interessi: cosa sta cambiando per creator e marketer
- Matteo Sallustio

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 5 min
Quando un Reel va meglio di un altro, molti creator guardano ancora prima di tutto la reach, perché quel numero sembra restituire in modo immediato la capacità di un contenuto di uscire dal perimetro del profilo. È un comportamento comprensibile, soprattutto su una piattaforma in cui la distribuzione dei contenuti passa sempre più spesso dalle raccomandazioni, ma rischia di lasciare fuori la parte più utile dell’analisi: capire chi ha visto davvero quel contenuto, che tipo di reazione ha generato e se quella risposta arriva da persone che seguivano già il creator oppure da utenti raggiunti per la prima volta. È su questo che Adam Mosseri ha concentrato un breve reel dedicato agli Instagram Insights. Il capo di Instagram ha dato un’indicazione pratica per leggere meglio le performance: quando un post o un Reel ottiene più o meno reach del previsto, conviene osservare gli engagement rate, cioè il rapporto tra le persone raggiunte e le azioni effettive generate dal contenuto.
Cosa ha detto Mosseri sugli Instagram Insights
Nel reel, Mosseri spiega che la reach resta una metrica importante, ma non dovrebbe essere l’unico dato da osservare quando si prova a interpretare la performance di un contenuto. L’analisi non riguarda soltanto quante persone abbiano visto il post, ma quante tra quelle persone abbiano fatto qualcosa dopo averlo visto: mettere like, inviarlo a un amico, commentarlo, salvarlo o compiere un’altra forma di interazione.
La distinzione è rilevante perché sposta l’analisi dalla dimensione pura del numero alla qualità della risposta. Due Reels possono raggiungere un pubblico simile per ampiezza, ma raccontare situazioni molto diverse se uno genera soprattutto interazioni tra i follower e l’altro viene condiviso o visto da persone esterne alla community. Per un creator o per un social media manager, questa differenza può incidere sul modo in cui viene valutato un format, un tema o una linea editoriale, perché non tutte le performance positive indicano lo stesso tipo di risultato. Mosseri aggiunge anche un dettaglio operativo: gli Insights sono disponibili anche su Edits, in particolare per chi crea Reels. Questo inserisce l’analisi delle performance dentro un flusso più integrato, dove ideazione, montaggio, pubblicazione e lettura dei dati tendono ad avvicinarsi. Instagram sembra voler spingere i creator a leggere meno il singolo numero isolato e più il comportamento che quel numero contiene.
Connected reach e unconnected reach
La connected reach indica le persone raggiunte che seguono già l’account, mentre la unconnected reach, che Mosseri collega anche alle raccomandazioni, riguarda gli utenti che hanno visto il contenuto senza seguire il profilo.
Per chi crea contenuti, questa separazione è più concreta di quanto possa sembrare a prima vista. Un contenuto che funziona bene tra i follower può indicare coerenza con la community esistente, riconoscibilità del tono e forza della relazione già costruita; un contenuto che performa meglio fuori dal pubblico abituale può invece suggerire una maggiore capacità di circolare attraverso raccomandazioni, condivisioni e superfici di scoperta.
Una reach alta ottenuta quasi solo tra follower non racconta la stessa cosa di una reach alta costruita soprattutto su utenti che non conoscevano già il profilo: nel primo caso il contenuto può aver rafforzato il rapporto con la community, nel secondo può aver intercettato un tema più esportabile, più condivisibile o più leggibile anche fuori dalla nicchia abituale.
Like rate e send rate: metriche diverse per pubblici diversi
Mosseri chiarisce che gli engagement rate più rilevanti possono cambiare a seconda del pubblico raggiunto. I like rate contano di più tra i follower, mentre i send rate pesano di più quando si guarda alle persone che non seguono ancora il profilo. Per i follower, il like resta un segnale semplice ma indicativo, perché mostra che quel contenuto è stato riconosciuto, apprezzato o percepito come coerente con ciò che l’utente si aspettava da quel profilo.
Per gli utenti esterni, l’invio ha un valore diverso: suggerisce che il contenuto non si è limitato a essere visto, ma è stato giudicato abbastanza interessante da essere passato a qualcun altro, quindi capace di uscire dalla fruizione individuale.
Un contenuto pensato per rafforzare la community può essere valutato anche attraverso la risposta dei follower, mentre un contenuto pensato per raggiungere persone nuove, entrare nelle raccomandazioni o circolare fuori dal pubblico già acquisito richiede più attenzione agli invii e alla unconnected reach.
“Add interests” e il profilo come segnale di classificazione
In parallelo al reel di Mosseri, è emerso anche un test legato agli interessi nei profili Instagram. Il post condiviso da Radu Oncescu su Threads mostra la funzione “Add interests”, con Reels raccomandati sulla base degli interessi aggiunti. Secondo la ricostruzione circolata online, il test permetterebbe agli utenti di mostrare sul profilo alcuni topic di interesse e di usarli anche per orientare le raccomandazioni ricevute.
Qui il livello di certezza è diverso. Non si tratta di un annuncio ufficiale di Instagram paragonabile al reel di Mosseri, ma di un test individuato da un app researcher e ripreso dalla stampa di settore; per questo va raccontato come segnale, non come funzione già distribuita a tutti. Il collegamento editoriale, però, è chiaro: Instagram sta lavorando sia sui dati che i creator leggono negli Insights, sia sui segnali che gli utenti possono dichiarare o rendere visibili sul proprio profilo. Questo test si inserisce in una linea già vista con strumenti come “Your Algorithm”, attraverso cui Instagram ha iniziato a mostrare agli utenti gruppi di interessi collegati ai Reels e, più di recente, anche a Explore.
La novità degli interessi sul profilo porta quella logica in un punto più visibile dell’identità utente, perché non riguarda solo ciò che una persona guarda, ma anche ciò che sceglie di mostrare come parte della propria presenza sulla piattaforma.
Cosa cambia per creator e marketer
La conseguenza pratica non è inseguire più metriche o costruire contenuti solo per ottenere invii, perché sarebbe una lettura riduttiva. Ogni dato va letto in rapporto all’obiettivo del contenuto: la reach mostra quanto lontano è arrivato un Reel, mentre engagement rate, connected reach e unconnected reach aiutano a capire se quel contenuto ha rafforzato la community esistente o se ha trovato spazio fuori dal pubblico già acquisito. Per creator e marketer, questa distinzione rende più precisa la valutazione di format, campagne e collaborazioni, ma non va confusa con un controllo pieno sulla distribuzione: Mosseri offre una traccia per leggere meglio gli Insights, non una spiegazione completa del ranking, e il test sugli interessi indica una possibile evoluzione della personalizzazione, non una regola pubblica su come ogni contenuto verrà raccomandato. Instagram sembra quindi spingere i creator a guardare dentro la reach, invece di trattarla come un numero autosufficiente.
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